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Perché i ventenni si fidano sempre meno dei partiti, e cosa potrebbe cambiare

Votano meno dei loro genitori, ma firmano petizioni, fanno volontariato e riempiono le assemblee. Viaggio nella sfiducia di una generazione che la politica non l'ha abbandonata.

di Giulia Ferrante Aggiornato alle 14:05 2 min di lettura
Illustrazione segnaposto / POL Journal

Alle ultime elezioni, nelle file ai seggi c'erano pochi ventenni. Non è una novità: da anni chi ha meno di trent'anni vota meno degli altri, e quando vota cambia spesso idea da una tornata all'altra. Ma basta parlare con chi frequenta le aule universitarie per trovare un quadro meno semplice dell'apatia che spesso gli viene attribuita.

«Non è che la politica non mi interessi», racconta Chiara, 21 anni, studentessa di Giurisprudenza. «È che non trovo un posto dove farla. Le sezioni dei partiti non le ho mai viste, e quando apro i social trovo solo litigi.» È una frase che, con parole diverse, ritorna in quasi tutte le conversazioni raccolte per questo articolo.

Partecipare, ma altrove

Chi non vota non è necessariamente fermo. Molti degli studenti con cui abbiamo parlato fanno volontariato, firmano petizioni online, partecipano a manifestazioni su clima e diritti, o si candidano nelle liste per la rappresentanza universitaria. È quella che gli studiosi chiamano partecipazione non convenzionale, e tra i più giovani è spesso più diffusa di quella tradizionale.

La sfiducia non è indifferenza: è una domanda che nessuno ha ancora raccolto.

Il problema, dicono in molti, è il passaggio dall'impegno su un singolo tema alla fiducia in un'organizzazione. «Mi fido delle persone che conosco, non dei simboli», spiega Matteo, 23 anni, che coordina un gruppo di studenti fuorisede.

Cosa potrebbe cambiare

Le proposte che circolano sono diverse: rendere più semplice il voto per chi studia lontano da casa, portare l'educazione civica dentro le università, aprire spazi di confronto stabili come le scuole di formazione politica. Nessuna, da sola, basta a ricostruire un rapporto di fiducia.

Quello che emerge, però, è che la distanza non è irreversibile. Chi oggi diffida dei partiti continua a farsi domande sul funzionamento delle istituzioni. La sfida, per chi fa politica, è accorgersene in tempo.

Testo di esempio: persone e citazioni sono inventate.

  1. La distinzione è classica nella scienza politica: la partecipazione convenzionale comprende voto e iscrizione ai partiti; quella non convenzionale proteste, boicottaggi e petizioni.
  2. Il voto a distanza per studenti e lavoratori fuori sede è da anni al centro del dibattito parlamentare.

Correzione del 23 ottobre 2026, 14:05. In una versione precedente l'età di uno degli intervistati era indicata in modo errato. (Esempio di correzione datata.)

GF
Giulia FerranteRedattrice di Politica (profilo di esempio). Studia Scienze Politiche. Segue partecipazione giovanile e riforme istituzionali. Tutti i suoi articoli →
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